Giornata Internazionale delle Persone con (dis)abilità 2020

Giornata Internazionale delle Persone con (dis)abilità 2020

3/12/2020

Ehi tu, si proprio tu, riesci a leggere il testo? 

… prova a girare lo schermo e leggilo da un’altra prospettiva. 

Ecco, siamo già a buon punto. 

 

Il concetto di disabilità ha subito nel tempo una profonda revisione, sia dal punto di vista scientifico che culturale e sociale. Questa evoluzione è evidente, anche mettendo a confronto il testo della Legge 104/1992 e quello della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (datata 30 marzo 2007).

Nel testo della Legge 104 leggiamo: “è persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”.
La Convenzione internazionale, invece, recita “per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri”.

Nell’arco di 15 anni, quindi, al di là della variazione terminologica che ha portato da “handicap” a “disabilità”, ciò che è cambiato è la prospettiva da cui si guarda l’invalidità: nel primo caso la minorazione è connaturata alla persona mentre nel secondo è rapportata alle barriere circostanti e alla possibilità, o meno, di partecipare attivamente tanto quanto gli altri alla dimensione sociale. 

E’ il fattore sociale che trasforma la disabilità in handicap. 

Non poter camminare è una disabilità. Diventa un handicap quando, per esempio, non permette di accedere a un locale, perché i gradini o il marciapiede sono troppo alti per la carrozzina del disabile e il posto non è dotato dell’apposito servoscala che permetterebbe il superamento dell’ostacolo.

Essere ripetitivo o maniacale, o perdere l’abilità di comunicare in maniera razionale sono disabilità intellettive che diventano handicap solo con lo stigma sociale. Quelle stesse disabilità possono rappresentare anche straordinarie opportunità per esprimere forme di creatività fuori dal comune, come quelle che hanno portato alla Volta della Cappella Sistina di Michelangelo o alla Notte Stellata di Van Gogh, artisti considerati ‘disturbati’.

La disabilità, fisica o intellettiva che sia, diventa handicap soltanto quando incontra degli ostacoli, delle barriere che impediscono all'individuo di manifestare tutte le sue potenzialità.

Barriere ed ostacoli che tutti noi creiamo, spesso inconsciamente, tutti i giorni.

Un disabile però, prima di essere “portatore di difficoltà”, è anche e soprattutto  portatore di sogni, di speranze, di una certa capacità di comprendere, di attitudini, abilità, che necessitano lo sforzo di un cambio di prospettiva da parte di ciascuno di noi affinché il “dis” non abbia la meglio sulle “abilità”. 

Iniziamo da qui.

Giriamo lo schermo: “Il disabile si fa, non si è”.